Luisa Carrada, ilmestierediscrivere

Con Internet ci “lavoro” dalla seconda metà degli anni ’90. Mi sono occupata dal ’96, in azienda, di quella che si chiamava “area internet” : vendita di domini, siti web-brochure per piccole realtà, abbonamenti online. Eravamo tutti alla clava.

In quegli anni nascevano i primi blog e trovarne uno sulla “scrittura digitale” era  quasi impossibile.

A lungo, la scrittura è stata la vera cenerentola di Internet, stretta da una parte dalla programmazione e dalla tecnica, dall’altra dal predominio della grafica.

E invece, eccolo il blog che cercavo: ilmestierediscrivere è del ’99.

Ho iniziato a leggerlo da subito. Ero incuriosita da questa autrice, Luisa Carrada,  chiara e pragmatica, che condivideva con noi lettori: esperienza, competenza, originalità (e sono tre, gli aggettivi, come da regola 🙂 ).

Coinvolgente al punto che in certi periodi la lettura del blog era diventata, per me, un appuntamento abituale.

Poi, per vari motivi e per un certo tempo, non ho più letto ilmestierediscrivere.

Ho ripreso qualche anno fa: contenuti, se possibile, ancora più interessanti, idee e spunti proposti, se possibile, ancora più inattesi.

Quando ho incontrato “di persona” Luisa Carrada nel 2015, a Ravenna, durante RavennaFutureFestival per me è stato come rivedere una vecchia amica.  Ho sentito anche una sorta di sensazione di complicità per aver condiviso tempi pionieristici della rete. Era una sensazione tutta mia, ovviamente.  A lei, appena conosciuta, che non aveva idea delle mie antiche frequentazioni del suo blog, non ho raccontato più di tanto. Ovviamente (secondo avverbio lungo ripetuto, ma qui bisogna accettarlo).

Luisa Carrada

Luisa Carrada, immagine tratta dal blog ilmestierediscrivere

 

La lezione in aula

In questi giorni ho partecipato ad una sua lezione, in aula.

Perché?

I tempi sono cambiati. Non siamo più alla clava, non abbiamo più scuse.

La scrittura digitale professionale è incrostata di sedimenti, di luoghi comuni, di frasi logore e ripetute fine allo sfinimento.

Non occorre solo “risciacquare i panni in Arno”, si deve cambiare punto di osservazione (come si dice in fisica) e tono di voce (come dice Luisa). Per farlo seriamente occorre acquisire gli strumenti e rimettere tutto in discussione.

Bisogna essere conviti della necessità del cambiamento ed essere disponibili mentalmente ad accoglierlo.

Ho cambiato il mio tono di voce professionale, studiando, leggendo, applicando cosa avevo appreso.

Ma ho voluto conferme, e spinte ulteriori per  migliorare il mio lavoro.

Ok, mi sono detta, è giunto il momento di partecipare ad una lezione di Luisa Carrada.

Com’è andata? Conferme sulle scelte fin qui fatte, consapevolezza che devo migliorare ogni giorno, in ogni frase, in ogni testo. Come fa lei, che si rimette in gioco sempre, che legge e rilegge (ad alta voce) i suoi scritti.

Di persona, è ancora meglio dei suoi post o dei suoi libri 🙂

E’ una signora delicata e ferma, che suggerisce con garbo gli interventi e le correzioni.  Non ha la supponenza e l’autoreferenzialità di coloro che poco sanno, ma la tranquillità e la semplicità della competenza.

Sorride, con autorevolezza.

Il linguaggio piano della sua conversazione evidenzia le inutili complicazioni verbali. Ti spinge a scegliere il tono giusto e ad ascoltare il suono delle parole.  Già, perchè ogni parola ha il suo “suono” e  nel mestierediscrivere è quello che fa la differenza.

 

P.S. Per questo testo, mi appello alla clemenza della Corte  😉